
Scritto durante la notte del primo di novembre…la notte di halloween!
Metti una serata di inizio autunno. La pioggia che batte dirompente sopra i tetti, il vento, il gelo che comincia ad insinuarsi sotto i giubbotti, che si fanno sempre più imbottiti. Aggiungi a questo le tasche completamente al verde, una casa calda che ti culla. Che senso ha uscire in una serata come questa?Infondo c'è sempre qualche film delle stagioni passate che ci siamo persi; ed il pop corn? chi non ha del pop corn in casa? Ecco la serata è bella è servita, con la minima spesa, il minimo sforzo, il maggior piacere, soprattutto se lo si condivide con una persona (o anche più!), con cui il tempo scorre via troppo in fretta, e sempre piacevolmente.
Era già un po’ che volevo vederlo: Fortapasc, un film di Marco Risi, e con un bel po’ di attori, molto credibili nei ruoli che interpretano( primo fra tutti Libero De Rienzo nel ruolo di Giancarlo Siani).
Avevo il sentore che fosse un bel film. Tanto che quando fu ritirato dalle sale, senza che io lo avessi visto, ci rimasi un tantino male. Ma confidavo nel fatto che sarebbe arrivato di sicuro un momento come questo; un momento di dolce pigrizia autunnale. Sopra di noi il cielo notturno ricoperto di nuvoloni, per cui è impossibile rimanere a guardare le stelle.
E' stato così che il sentore che questo fosse un bel film, si è trasformato in qualcosa di più: una bella sensazione.
La storia è ormai leggenda. Giancarlo Siani è un giovane giornalista napoletano. Un “abusivo”, come lui stesso si definisce. Fa la gavetta come cronista di guerra, tra gli spari della camorra che regola i conti con se stessa. Sullo sfondo una Torre Annunziata dilaniata da un terremoto di sfiducia. Giancarlo percorre le sue strade, sospese tra realtà e surrealtà; tra queste strade scopriamo insieme a lui il volto nascosto di chi spara, di chi muove pedine invisibili agli occhi della gente; Scopriamo innocenti garzoni, il volto di ragazzi inconsapevoli, che sopravvivono in una terra che non hanno scelto di abitare; ancora conosciamo il volto smunto ed eccitato dell’eroina, che in quegli anni strappava non poche giovani vite, ad un futuro certo, benché incerto!
E poi con Giancarlo percorriamo la strada intima dell’ambizione, del sogno, che con fatica e perseveranza, si avvicina sempre più: “Il mattino” di Napoli gli propone una sostituzione estiva,e poi forse un contratto dignitoso; finalmente Giancarlo smette di essere abusivo. Con lui entriamo in redazione , insieme a lui guardiamo la sua nuova scrivania, e attraverso i suoi occhi ci appare come una sorta di miraggio. E mi frulla in testa una domanda: se Giancarlo avesse saputo che questa felicità era solo un’illusione, un effimero regalo che il destino beffardo aveva deciso di donargli, lo avrebbe perseguito con altrettanto zelo?
La risposta è tutta tra le immagini del film, che sul finale, proprio prima di mostrarci la sua fine, ripropone sullo sfondo la città. Questa volta è Napoli e i suoi quartieri bene, altolocati: la vita spensierata di chi non ha scelto di nascere là dove, fin dal mattino la vita è bella come quell’immagine del golfo che si riflette negli occhi di chi lo osserva.
Vasco Rossi quella sera riempiva il San Paolo. Giancarlo saluta la sua Napoli per l’ultima volta tornando a casa; dimentica per un attimo la paura. E si abbandona al canto insieme alla voce di Vasco che riempie l’aria:
“Ogni volta che mi sveglio/ ogni volta che non sono sicuro […] e ogni volta che mi viene in mente qualche cosa che non centra niente…”
Era il 23 settembre del 1985. L’ultimo giorno in cui Giancarlo Siani poté sognare il suo futuro. Dopo 24 anni questa notte è una notte speciale: Vasco Rossi è tornato a cantare a Napoli.
Per me questo è un inno alla sua memoria.
Grazie a Giancarlo Siani.
P.S. Per saperne di più sulla vicenda di Giancarlo Siani si può consultare il sito http://www.giancarlosiani.it.
Metti una serata di inizio autunno. La pioggia che batte dirompente sopra i tetti, il vento, il gelo che comincia ad insinuarsi sotto i giubbotti, che si fanno sempre più imbottiti. Aggiungi a questo le tasche completamente al verde, una casa calda che ti culla. Che senso ha uscire in una serata come questa?Infondo c'è sempre qualche film delle stagioni passate che ci siamo persi; ed il pop corn? chi non ha del pop corn in casa? Ecco la serata è bella è servita, con la minima spesa, il minimo sforzo, il maggior piacere, soprattutto se lo si condivide con una persona (o anche più!), con cui il tempo scorre via troppo in fretta, e sempre piacevolmente.
Era già un po’ che volevo vederlo: Fortapasc, un film di Marco Risi, e con un bel po’ di attori, molto credibili nei ruoli che interpretano( primo fra tutti Libero De Rienzo nel ruolo di Giancarlo Siani).
Avevo il sentore che fosse un bel film. Tanto che quando fu ritirato dalle sale, senza che io lo avessi visto, ci rimasi un tantino male. Ma confidavo nel fatto che sarebbe arrivato di sicuro un momento come questo; un momento di dolce pigrizia autunnale. Sopra di noi il cielo notturno ricoperto di nuvoloni, per cui è impossibile rimanere a guardare le stelle.
E' stato così che il sentore che questo fosse un bel film, si è trasformato in qualcosa di più: una bella sensazione.
La storia è ormai leggenda. Giancarlo Siani è un giovane giornalista napoletano. Un “abusivo”, come lui stesso si definisce. Fa la gavetta come cronista di guerra, tra gli spari della camorra che regola i conti con se stessa. Sullo sfondo una Torre Annunziata dilaniata da un terremoto di sfiducia. Giancarlo percorre le sue strade, sospese tra realtà e surrealtà; tra queste strade scopriamo insieme a lui il volto nascosto di chi spara, di chi muove pedine invisibili agli occhi della gente; Scopriamo innocenti garzoni, il volto di ragazzi inconsapevoli, che sopravvivono in una terra che non hanno scelto di abitare; ancora conosciamo il volto smunto ed eccitato dell’eroina, che in quegli anni strappava non poche giovani vite, ad un futuro certo, benché incerto!
E poi con Giancarlo percorriamo la strada intima dell’ambizione, del sogno, che con fatica e perseveranza, si avvicina sempre più: “Il mattino” di Napoli gli propone una sostituzione estiva,e poi forse un contratto dignitoso; finalmente Giancarlo smette di essere abusivo. Con lui entriamo in redazione , insieme a lui guardiamo la sua nuova scrivania, e attraverso i suoi occhi ci appare come una sorta di miraggio. E mi frulla in testa una domanda: se Giancarlo avesse saputo che questa felicità era solo un’illusione, un effimero regalo che il destino beffardo aveva deciso di donargli, lo avrebbe perseguito con altrettanto zelo?
La risposta è tutta tra le immagini del film, che sul finale, proprio prima di mostrarci la sua fine, ripropone sullo sfondo la città. Questa volta è Napoli e i suoi quartieri bene, altolocati: la vita spensierata di chi non ha scelto di nascere là dove, fin dal mattino la vita è bella come quell’immagine del golfo che si riflette negli occhi di chi lo osserva.
Vasco Rossi quella sera riempiva il San Paolo. Giancarlo saluta la sua Napoli per l’ultima volta tornando a casa; dimentica per un attimo la paura. E si abbandona al canto insieme alla voce di Vasco che riempie l’aria:
“Ogni volta che mi sveglio/ ogni volta che non sono sicuro […] e ogni volta che mi viene in mente qualche cosa che non centra niente…”
Era il 23 settembre del 1985. L’ultimo giorno in cui Giancarlo Siani poté sognare il suo futuro. Dopo 24 anni questa notte è una notte speciale: Vasco Rossi è tornato a cantare a Napoli.
Per me questo è un inno alla sua memoria.
Grazie a Giancarlo Siani.
P.S. Per saperne di più sulla vicenda di Giancarlo Siani si può consultare il sito http://www.giancarlosiani.it.
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